Trattare l’Ipotiroidismo per migliorare gli outcome clinici nei pazienti ospedalizzati

L’ipotiroidismo può rappresentare un elemento critico per i pazienti in degenza ospedaliera per altre patologie. Un recente studio USA dimostra, su ampia casistica, l’importanza della salute della tiroide per un migliore risultato delle terapie ospedaliere.

In un recente articolo pubblicato su Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, Matthew Ettleson sostiene che il risultato terapeutico per il paziente ospedalizzato è peggiore per coloro affetti da ipotiroidismo non opportunamente trattato.

Gli Autori dell’articolo sostengono, attraverso uno studio casistico molto ampio (effettuato su una popolazione di ben 43.478 casi ospedalizzati) che quei pazienti trattati inadeguatamente per un ipotiroidismo e poi ricoverati in ambiente ospedaliero per altre affezioni, avevano esiti evolutivi peggiori rispetto a pazienti normotiroidei.

Lo studio, del tutto originale, si è stato svolto a Chicago, utilizzando un vasto report casistico (adulti statunitensi di età inferiore a 65 anni: 43,478 di cui 8.873 affetti da ipotiroidismo primario). L’ipotiroidismo risultava in trattamento, prevalentemente con levotiroxina e, in una piccola percentuale di casi, con liotironina.

Sono stati quindi considerati quattro gruppi di pazienti con ipotiroidismo a seconda del   livello basale di tireotropina (TSH) prima del ricovero, in dettaglio

1) TSH <0,40 mUI/L (basso)

2) TSH 0,40-4,50 mUI/L (normale)

3) TSH 4,51-10,00 mUI/L (intermedio)

4) TSH >10,00 mIU/l (alto).

I pazienti del gruppo 4 (cioè con livelli elevati di tireotropina) prima del ricovero in ospedale hanno avuto una degenza di 1,2 giorni più lunga rispetto ai pazienti senza ipotiroidismo, con un rischio maggiore del 49% di riammissione a 30 giorni e del 43% di riammissione a 90 giorni.

Nei pazienti con ipotiroidismo ben trattati, quindi con livelli normali di TSH prima del ricovero ospedaliero, i rischi erano significativamente inferiori sia per la mortalità intraospedaliera sia per la riammissione a 90 giorni rispetto a quelli senza ipotiroidismo.

L’importanza dei dati che gli Autori hanno esaminato rileva quindi che è la normale quantità di ormone tiroideo circolante, indipendentemente che sia endogeno o esogeno, il ‘nodo’ che potrebbe influire sull’iter degli esiti evolutivi nei pazienti ospedalizzati.

Vai all’articolo originale:

Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism 2022. Doi: 10.1210/clinem/dgac215
http://doi.org/10.1210/clinem/dgac215