Le conseguenze del contagio sulla funzione tiroidea e la “sindrome da bassa T3”
Le interazioni tra Covid-19 e malattie della tiroide sono stati uno dei temi centrali del 14° Congresso dell’Associazione Italiana Tiroide, come ci ha raccontato nei giorni scorsi Repubblica Salute con il titolo “Covid, la tiroide si mette ‘a riposo’ per difendersi dal virus” da cui sono tratti i virgolettati. Ecco le highlights.
“Gli studi prodotti in questi mesi – ha affermato Luca Chiovato, presidente dell’Associazione Italiana Tiroide e direttore del Dipartimento di Medicina interna di ICS Maugeri Irccs di Pavia – dipende da quel fenomeno immunitario che si chiama tempesta citochinica nell’ambito della quale vengono liberate molecole proinfiammatorie che hanno un effetto di depressione sull’asse ipofisi-tiroide“.
In pratica, proseguiva Chiovato “praticamente la tiroide per un certo periodo smette di funzionare o comunque riduce molto la produzione di ormoni tiroidei e soprattutto dell’ormone tiroideo biologicamente attivo che è la T3.”
Conseguenze facilmente intuibili ma che non devono sorprendere gli Specialisti che abbiano in cura pazienti tiroidei. Secondo Chiovato si instaura la “sindrome da bassa T3 (che non è un reale ipotiroidismo) ma semplicemente è una reazione difensiva dell’organismo che quando è in difficoltà come nelle infezioni gravissime da Covid-19 tende a risparmiare energia.”
“Quelli tiroidei – aggiunge il presidente dell’Ait – sono ormoni catabolici, quindi quando si ha una malattia di qualsiasi tipo come quella da Covid-19 che induce un catabolismo dell’organismo, gli ormoni tiroidei a un certo momento devono interrompere la loro azione per non peggiorare lo stato di salute generale del paziente“.

